I liberali australiani partono dal clima per la rivoluzione conservatrice
In Australia è sul tema del cambiamento climatico che si contendono le segreterie di partito e si disfanno le legislature. Rispetto al “global warming”, passa in secondo piano anche la decisione della Banca centrale che martedì, per il terzo mese consecutivo, ha alzato i tassi di interesse – a 3,75 per cento – e spiegato che, vista la ripresa, ulteriori stimoli non sono all’ordine del giorno.

In Australia è sul tema del cambiamento climatico che si contendono le segreterie di partito e si disfanno le legislature. Rispetto al “global warming”, passa in secondo piano anche la decisione della Banca centrale che martedì, per il terzo mese consecutivo, ha alzato i tassi di interesse – a 3,75 per cento – e spiegato che, vista la ripresa, ulteriori stimoli non sono all’ordine del giorno. E’ stato piuttosto il piano del premier laburista Kevin Rudd, che intende dotare il paese di un elaborato sistema di commercio delle emissioni di CO2, a innescare quella che l’australiana Abc News ha definito “la settimana più pazza e confusa della storia politica conservatrice”. L’opposizione liberale si è infatti divisa al proprio interno, fino ad arrivare alla defenestrazione improvvisa della leadership.
Malcolm Turnbull, giovane conservatore affascinato dall’overture a sinistra, aveva puntato tutto sul raggiungimento di un accordo con la maggioranza laburista: “Prudenza vuole che diamo al pianeta il beneficio del dubbio – aveva detto – e lavoriamo per ridurre le emissioni di gas serra”. Ma una maggioranza dei conservatori non ha mandato giù questa scelta e ha chiesto che si decidesse almeno dopo il vertice di Copenaghen sul clima. Di fronte all’opposizione di Turnbull – “Se tornassimo indietro diverremmo un partito di nicchia dell’estrema destra”, è sbottato – i parlamentari si sono riuniti a porte chiuse e in poche ore hanno cambiato leader. L’ha spuntata, con un margine risicatissimo di un solo voto, il più scettico del gruppo in materia di clima: Tony Abbott, uno che fino all’altro ieri definiva “spazzatura” tutto il dibattito sul riscaldamento climatico, e che ieri ha spiegato che “si tratta di impedire una nuova grande tassa”. Sintesi quantomai felice dell’approccio preferito da un politico che si autodefinisce “figlio ideologico illegittimo di John Howard e Bronwyn Bishop”.
Dalla seconda, storica esponente liberale, ha ereditato soprattutto il conservativismo sociale (in primis sull’aborto, che non condivide ma non criminalizzerebbe), la critica serrata alle derive del multiculturalismo, e il sostegno al mantenimento della monarchia inglese – un’istituzione ormai soprattutto simbolica – contro l’ipotesi di una riforma della Costituzione in senso repubblicano, sostenuta invece dal predecessore Turnbull. Di Howard, che guidò l’Australia dal 1996 al 2007, Abbott fu ministro della Salute. Oggi ne interpreta molto fedelmente la linea di politica estera ed economica. Atlantista convinto, il nuovo leader liberale scommette sul ruolo fondamentale degli Stati Uniti anche nel prossimo futuro e nel suo ultimo libro – uscito a giugno – rivendica chiaramente la giustezza della guerra in Iraq. Abbott ieri ha vestito per la prima volta le vesti di leader liberale, facendo slittare il voto sulle emissioni. Si tratta del secondo passaggio a vuoto per il progetto laburista. Ora il premier Rudd, pensando al clima e Costituzione alla mano, può già convocare le elezioni per l’inizio del 2010.